Il Quaderno
Il Quaderno della rivista è stampato. Condivide la stessa tematica generale scelta per ogni numero attorno alla quale degli scrittori sono invitati a scrivere, o a proporre una loro produzione. In genere sono inviati voci di rilievo in distinte discipline. Si metteranno a confronto un poeta con un fotografo o un artista e uno scienziato. La letteratura si abbevera alla fonte dell’esperienza personale del mondo fatta di relazione con altri. L’idea è quella di scoprire rapporti sotterranei tra i più diversi campi disciplinari, soprattutto laddove lo stupore muove l’uomo a indagare, scrivere, pensare, come già suggeriva Aristotele.
Lete, Lete!
Che acqua sarai mai?
Così risuona il primo verso delle pungenti poesie di Monica Cantieni sull'Oblio. Nella conclusione della Res-publica Platone riferisce del fiume della dimenticanza. Più acqua le anime assetate bevono dal corso e più scordano sé stesse. La parola greca per verità, a-letheia, evoca espressamente quel canale. Oblio e verità sono drammaticamente congiunti tra loro, nella radice del termine. Reza Khatir, nella sua serie di potenti immagini, intitolata Oblivium, espone poeticamente questo congiungimento drammatico. La
luce è pennellata sul cupo dalle dita di Mnemosine che impuntisce le cornici. Cantieni evoca l'immagine dell’arte del cucito, quella delle Parche, che possiamo credere essere le autrici delle stoffe che velano i corpi delle persone delle fotografie. Veli che occultano, strumenti attivi sia dell’oblio sia della verità intesa come atto di svelamento. Anche noi scivoliamo tra le dita nella catena dell’oblio? Perla dopo perla nelle mani del destino che recita un infinito rosario? Con il complemento dei densi testi pubblicati sulla rivista digitale, Opera Nuova propone al lettore un viaggio nel fiume dell’oblio fissando dei frammenti nella memoria come fossero segnavia di sentieri su una montagna rocciosa. La verità dell'oblio e l'oblio della verità si sposano in un vincolo inscindibile, come fosse un'intima cerniera che ci caratterizza. La memoria che ci identifica e al contempo pare a volte appartenere ad un altro, ad uno straniero dentro di noi. Non riusciamo ad afferrarla come fosse fatto d’acqua o di impalpabile velo che occulta, estraneo però sappiamo essere proprio “io”.
Lete, Lete!
Che acqua sarai mai?
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